Intervista a Enzo Fiammetta, direttore del Museo delle Trame Mediterranee
Anna Dipasquale
«Sorridere è vivere come un’onda o una foglia, accettando la sorte. È morire a una forma e rinascere a un’altra» (1).
Forse oggi più che mai Gibellina si eleva a simbolo di umanità che raccoglie le memorie e attraverso lo strumento dell’arte rinasce a nuova vita ponendosi in dialogo con il contemporaneo. Quel luogo nel cuore della valle del Belice, dilaniato dal terremoto del 15 gennaio 1968 in un ammasso denso di voci mute, traslato poi sotto l’egida di Ludovico Corrao nel nuovo centro abitato, diventa prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026(2). Gibellina è stata infatti proclamata vincitrice il 31 ottobre 2024, durante una cerimonia tenutasi nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura alla presenza del Ministro della Cultura e dei rappresentanti delle altre quattro città finaliste – Carrara, Gallarate, Pescara e Todi – scelte dalla Giuria, composta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Sofia Gnoli, Walter Guadagnini, Renata Cristina Mazzantini e Vincenzo Santoro (3). È poi del 17 dicembre 2025 la conferenza stampa svoltasi ancora presso il Ministero della Cultura che ha presentato Gibellina – Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026 e che ha dato il via al dossier Portami il Futuro (4). Un programma generoso di eventi che, attraverso il valore dell’arte e la forza della cultura, mira a creare un nuovo futuro a Gibellina e a renderla nuovamente, ora come allora, fucina e laboratorio per tutti, soprattutto per i giovani, sfidando oggi anche il progressivo spopolamento che affligge i piccoli centri del Meridione (5). Come ha osservato Andrea Cusumano, direttore artistico del progetto Gibellina 2026, co-curato da Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, bisogna raccogliere le «macerie della contemporaneità» e costruire un’ipotesi di futuro perché «le utopie – come quella di Corrao – non muoiono, tuttalpiù si assopiscono e si riaccendono quando c’è bisogno di nuove visioni» (6). Il programma ha previsto in apertura l’inaugurazione di due eventi per il 15 gennaio 2026: la mostra Dal mare, dialoghi con la città frontale: Masbedo, Adrian Paci, a cura di Andrea Cusumano, presso il Teatro di Pietro Consagra e la mostra Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta presso la Fondazione Orestiadi-Museo delle Trame Mediterranee, seguiti poi il 16 gennaio dall’inaugurazione della prima parte della mostra Generazione Sicilia: collezione Elenk’art, a cura di Alessandro Pinto e Sergio Troisi, presso il MAC-Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” e l’ex Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo, riaperta dopo più di due decenni di chiusura(7). Per tutto l’anno 2026 si susseguiranno dunque iniziative culturali e mostre con l'obbiettivo di fare dell’arte contemporanea non solo «arte del presente» ma soprattutto «arte della presenza», rendendo le residenze il «cuore pulsante del progetto» che possa «mettere in relazione artisti, giovani e comunità generando nuove opere, interventi urbani e pratiche sociali» (8). Le linee guida del dossier Portami il Futuro sono infatti cinque: arti performative; mostre; residenze; educazione e partecipazione; simposi, conferenze e laboratori civici (9). Dunque se Gibellina nuova, individuabile per metonimia nella Stella d’ingresso al Belice di Pietro Consagra, era già espressione di una «reinvenzione, ricostruzione della civitas»(10), di una «ri-costruzione del sé» e di un luogo che «diventa lo spazio di nuove utopie» in uno «stretto rapporto tra arti visive e architettura»(11) e in conformazioni che riecheggiano le più diverse teorie di una città ideale gremita di forme e strutture ottimali(12), è chiaro che esiste un dialogo tra passato e presente, espresso attraverso le opere d’arte che permangono in un flusso di intenzioni e interazioni, tra un tempo vissuto e un tempo futuribile. Una rivalutazione urbana ante litteram e sede di umanità superstiti in un sito che, sprovvisto di radici fisiche, si è plasmato idealmente a nuova identitas attraverso la solidarietà degli artisti, aperti e sensibili all’appello dell’allora sindaco Ludovico Corrao, tramite l’arte figurativa, il teatro, l’architettura (13). L’arte tout court è già stata così, nella valle del Belice, strumento di resilienza e tramite di una rete di coscienze che all’unisono hanno lavorato in sinergia per la rinascita di Gibellina nuova, a circa 18 km di distanza dalle macerie di Gibellina vecchia, oggi sede del Grande Cretto di Alberto Burri. Un sito muto e straniante a un tempo, dove tutto ciò che resta sembra solo voler sussurrare attraverso lo scabro cemento. È in particolare il Granaio della Fondazione Orestiadi, presieduta da Francesca Corrao e presso il Baglio Di Stefano, che rimane la più grande testimonianza della permanenza di artisti come Toti Scialoja, Joseph Beuys, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò e Carla Accardi a Gibellina e di quel senso di partecipazione e di comunione che ha già permeato la città nuova permettendone una prima rinascita (14). Qui infatti, il 15 gennaio 1996, è stato inaugurato il Museo delle Trame Mediterranee, il cui nucleo primario era stato costituito a partire dalla donazione di Corrao e della famiglia. Il Museo si è poi arricchito con le opere donate dagli artisti e negli anni successivi ha contribuito a mettere in luce l’esistenza di una rete interculturale tra i popoli del Mediterraneo con la presenza di opere di altri artisti dell’area mediterranea e del Nord Africa (15). Nel 2011 questa importante istituzione ha ricevuto il premio ICOM (International Council of Museum) (16). Oggi è diretto da Enzo Fiammetta, che mi ha gentilmente concesso l’intervista riportata qui di seguito (17).
Anna Dipasquale: Partendo da una riflessione sul passato, di come tutto ebbe inizio nella sua collaborazione con Ludovico Corrao, quanto l’arte ha dato e quanto ancora può dare a Gibellina?
Enzo Fiammetta: Io penso che in realtà la relazione tra l’arte e l’ambiente – che poi arte è un termine abbastanza generico, parlerei più di nuovi linguaggi, di quello che è il rapporto tra gli artisti e le città –, penso sia un problema molto più generale e complessivo. Noi parliamo di Gibellina e quindi facciamo riferimento ad alcuni avvenimenti e dinamiche ben precise. È chiaro che l’arte per Gibellina ha rappresentato una possibilità di ridefinire il contesto e la comunità, la questione che si è posta è come l’arte possa riuscire a rigenerare una comunità, e questo è quello che si è cercato di comprendere, durante l’amministrazione Corrao, parliamo dagli anni ’70 fino al 2012. Perché questo processo nel 1996 subì un radicale cambiamento.
Potremmo dividere la storia recente di Gibellina in due macro-periodi. Il primo dal terremoto al 1996, che coincide con la sindacatura e il secondo dal 1996 al 2012 a partire da quando Corrao non venne rieletto sindaco. Nel 1992 nasce la Fondazione Orestiadi, da quel periodo abbiamo operato quasi come un’entità esterna all’amministrazione.
Nel primo periodo il contributo che gli artisti diedero alla ricostruzione della città fu fondamentale. Quel progetto fortunatamente, o meglio quella visione di Corrao, aveva trovato una strada che nel teatro aveva la sua centralità. Le rappresentazioni al Cretto erano i momenti durante i quali artisti, scrittori, sceneggiatori, comparse, musicisti intervenivano per realizzare alcune delle grandi opere che hanno fatto la storia del teatro italiano degli anni ’80. Ma più che questo era importante sottolineare che tutte le maestranze che partecipavano alla realizzazione degli spettacoli teatrali erano di Gibellina. Non gli artisti, gli scrittori, gli sceneggiatori, ma gli artigiani, i costumisti, le comparse, la banda era gente di questo territorio. Per cui il teatro divenne proprio una sorta di “piccola impresa” che consentiva alla comunità di ritrovarsi attorno ad un progetto condiviso, che permetteva alla popolazione di restare e non emigrare, trovandosi insieme attorno ad un progetto comune. Questo era il senso che l’arte dava alla comunità. Gibellina appare come un unicum all’interno del panorama italiano, in cui spesso i progetti abitativi delle periferie in Italia non hanno trovato una strada, una direzione, una via chiara e più fortunata. Oggi tutte le comunità dei piccoli paesi vivono situazioni complesse: l’emigrazione dei giovani svuota queste di senso e contenuto.
Il periodo dal 1996 ad oggi si apre con l’apertura del Museo delle Trame Mediterranee. Quando lo inaugurammo con Ludovico Corrao, il 15 gennaio 1996, di fatto si aprì una nuova riflessione su quello che era la storia e su come l’arte poteva contribuire alla ricostruzione di una nuova identità. La Fondazione Orestiadi divenne un punto di riferimento per tutto il territorio del Belice e luogo di riflessione e ricerca critica sull’arte e sulla città con un respiro nazionale ed internazionale: si pensi a Burri e al suo Cretto, a Consagra e alla sua Città frontale. Gibellina è un luogo dove gli artisti hanno sperimentato i loro linguaggi in un dibattito aperto e lo hanno fatto in questo contesto perché questa città dava loro questa possibilità. Dal 1996 in poi la Fondazione Orestiadi, gli artisti e tutte le riflessioni che nascono dalla loro presenza, i temi sulla città nuova, sul rapporto tra arte e architettura, la ricerca dei nuovi linguaggi hanno fatto di questa città un luogo speciale e l’hanno condotta nel 2026 ad essere Capitale dell’Arte Contemporanea, pur nella consapevolezza che la relazione tra artista, arte e città rimane ancora molto complessa e impalpabile. Il progetto di Gibellina resta uno dei pochi da cui partire per ragionamenti più complessi.
Si pensi ad esempio alla collocazione di una scultura di Consagra nello spazio di una grande città, si tratterebbe certamente di un oggetto esteticamente importante e significativo, ma con scarse valenze di oggetto rigeneratore. Ancor più perché nelle grandi città, questa relazione tra l’artista e la città, intesa come collettività, non esiste, mentre in un piccolo centro la relazione tra artista e comunità è foriera di scambio e confronto diretto. Cosa l’arte possa dare ad ogni comunità rimane una domanda.
Io posso dire di aspettarmi per Gibellina che l’arte divenga occasione per riflettere su questa relazione e su questo rapporto. L’arte cosa può dare? Direi che non solo può, ma deve dare una possibilità di riflessione con il nostro essere.
A.D. Come è stato pensato il dossier Portami il Futuro, qual è stata la genesi della sua progettazione, quali sono stati gli intenti a monte? Corrispondono con quelli previsti per la realizzazione? Quanto era forte la speranza di vincere? Chi ha proposto di partecipare?
E.F. L’amministrazione comunale ha proposto di partecipare e ha chiamato la Fondazione MeNO a coordinare la stesura del progetto. Sotto la direzione artistica di Andrea Cusumano il progetto segue due linee di riflessione: uno legato alla storia di Gibellina – che si collega con quanto abbiamo detto prima –; l’altra riguarda il nostro futuro e quello della città. Il tema stesso, Portami il Futuro, pone l’accento sulla necessità di una nuova visione e possibilità di rigenerazione che riguarda non solo Gibellina, ma anche tutti i paesi limitrofi che vivono spopolamento e abbandono. Il dossier Portami il Futuro è una bella occasione di approfondimento critico, per una città piccola come Gibellina, ma con una storia così importante, un modo per ripartire attraverso nuove riflessioni. Quando si parla di arte, è un concetto di per sé è molto ampio e generico perché l’arte non è strettamente connessa ai soli manufatti materiali ma comprende anche gli artigiani, il merchandising, i musei, le residenze, gli artisti.
La speranza di vincere non era alta perché c’erano altre importantissime città come Carrara, Todi, Gallarate, Pescara… ma comunque la speranza c’era.
La prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea doveva essere Gibellina perché è l’unico luogo in Italia dove è stata tentata una nuova riflessione sul futuro delle piccole città.
A.D. Oltre alle cinque direttive del dossier, bene esposte dall’art director Andrea Cusumano, sono previsti interventi di restauro e rivalutazione architettonica delle opere d’arte contemporanea site a cielo aperto e in fase di degrado progressivo? È prevista anche una rivalutazione urbana del territorio?
E.F. Una rivalutazione urbana di questo tipo presupporrebbe un cospicuo finanziamento che non c’è. Il contributo del MiC è infatti accordato sul progetto presentato. Detto questo, è stata recuperata la Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo, che viene già utilizzata per delle mostre. È stato aperto, anche se i lavori saranno lunghi, il Teatro di Pietro Consagra, al cui interno è collocata l’installazione di Adrian Paci e dei Masbedo. Si stanno portando avanti i lavori per il restauro del Palazzo di Lorenzo di Francesco Venezia. È ripresa l’attività all’interno della casa per anziani attraverso un progetto che ha riunito le ricamatrici della città.
A.D. Qual è stato finora l’impatto sociale di questa nuova rinascita artistica sulla popolazione, in particolar modo tra i giovani (bambini, ragazzi, studenti universitari…)?
E.F. Devo dire che grazie anche alla Regione siciliana, tantissimi ragazzi vengono ogni giorno a visitare Gibellina, le mostre, il Cretto di Burri. È chiaro che un impatto emotivo sulle nuove generazioni esiste, ma è difficile quantificarlo: non so darti una risposta perché il problema, non solo di Gibellina, ma di tutte le piccole città, è che si svuotano. Motivo per cui sembra che gli anziani, di cui spesso ci dimentichiamo, siano più coinvolti. Le attenzioni vanno certamente poste verso il futuro e verso le nuove generazioni, ma una comunità è costituita da tante componenti, bambini, ragazzi, giovani, adulti, genitori e anziani. È più facile a volte comunicare con le nuove generazioni perché i giovani sono più dinamici, sono più avvezzi all’uso di tutti gli strumenti tecnologici ecc.; per tutte le altre fasce generazionali la situazione è un po’ più lenta, ma questo non vuol dire che non si debba lo stesso sondare la possibilità di renderli partecipi.
A.D. In che modo le Università sono coinvolte nel progetto e come stanno contribuendo?
E.F. Abbiamo firmato delle convezioni con la Luiss, con lo IULM di Milano, con la Sapienza, con Unipa di Palermo…sono tutte istituzioni che intendono utilizzare questi mesi per riflettere su questi argomenti, che poi è l’obiettivo di tutta l’iniziativa. Stiamo cercando dunque di operare perché Gibellina diventi luogo di approfondimento utilizzando come strumenti convegni, dibattiti, summer school. L’Università è una componente importante all’interno del progetto.
A.D. Qual è secondo Lei la direttiva più importante del dossier Portami il Futuro?
E.F. Non abbiamo ancora parlato di un punto fondamentale, secondo me importante nel progetto, che è quello delle residenze degli artisti. In questo momento ci sono oltre trenta artisti residenti e che arrivano da tutta Europa: lavorano a Gibellina e riprendono un po’ la visione iniziale del rapporto diretto tra artista e comunità.
In una grande città tutto nasce e muore nello studio dell’artista e poi l’opera viene collocata all’interno di una piazza; il rapporto con la comunità esiste, ma fino a un certo punto, in uno sguardo interno alla città. Nel caso di Gibellina o di un piccolo centro urbano, l’artista si muove in relazione con i ragazzi delle scuole o con gli anziani e quindi è diverso proprio il processo creativo e sociale che diventa un contesto dentro il quale l’artista cresce ed evolve insieme alla comunità. Ad ogni artista con il quale si condivide il progetto viene chiesto di trovare una relazione con la comunità e di trovare gli strumenti per sviluppare queste relazioni.
A.D. In che modo si coniugherà il Festival delle Orestiadi di quest’anno con il dossier Portami il Futuro per Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026?
E.F. Il Festival delle Orestiadi è diretto da Alfio Scuderi e avrà una sua programmazione autonoma all’interno della quale ci saranno senza dubbio dei ritorni importanti per Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Mi riferisco allo spettacolo al Cretto di Burri di Emilio Isgrò, alla presenza di Mimmo Paladino e Roberto Andò al Baglio Di Stefano. Artisti fondamentali per la nostra storia. Andò è stato direttore artistico delle Orestiadi, Mimmo Paladino realizzò la scenografia per La sposa di Messina, la Montagna di sale, Emilio Isgrò fu uno degli artisti centrali del progetto di ricostruzione. Nulla verrà tuttavia replicato, ma si tratterà di progetti nuovi. Per rispondere dunque alla tua domanda, il Festival delle Orestiadi avrà come sempre la sua programmazione, ma si arricchirà di due o tre appuntamenti che legano il Festival stesso al progetto di Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026.
A.D. I laboratori e le performance verranno documentati al pari delle mostre? Quali saranno i metodi di documentazione previsti per ognuna delle direttive?
E.F. Tutto andrà documentato: le performance, i laboratori, le mostre. In questo momento la programmazione è abbastanza complessa, per cui noi abbiamo iniziato a pensarci a ottobre dell’anno scorso, perché ogni artista ha delle necessità e va documentato in maniera differente: c’è chi pratica l’arte relazionale, ci sono gli artisti più introversi, e altri estroversi. Credo che la documentazione prenderà forma, più che nelle direttive, nella specificità di ogni artista solo quando si riuscirà a capire al meglio su cosa vorranno operare.
A.D. Quali sono i progetti e le speranze che accumunano lei e Francesca Corrao per il futuro di Gibellina nuova e della Fondazione Orestiadi? Dall’esterno è chiara la volontà di voler in qualche modo proseguire l’operato di Ludovico Corrao. Quali sono le nuove ulteriori traiettorie?
E.F. I progetti che accomunano me, Direttore del Museo delle Trame Mediterranee e Francesca Corrao, Presidente della Fondazione Orestiadi, sono certamente le visioni sul futuro e sull’educazione all’arte, specie dei giovani all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, che infatti abbiamo cercato di inserire all’interno di Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026, ma che comunque rimangono di competenza della Fondazione Orestiadi. La Fondazione vede come linee guida un’apertura alle culture del Mediterraneo (per esempio attraverso il Museo delle Trame stesso) e la possibilità che i linguaggi artistici possano fungere da catalizzatore per la crescita e la formazione delle persone, in un arricchimento per l’anima e per lo spirito. Per rispondere alla tua domanda, in maniera molto generale io e Francesca Corrao ci muoviamo in queste direzioni: il rapporto con le scuole, il rapporto con le culture del Mediterraneo e l’approfondimento di tematiche che tendono a unire i popoli e le culture più che a dividerle. Il 15 gennaio 2026 il Museo delle Trame Mediterranee ha compiuto trent’anni e possiamo certamente dire di aver percorso questa strada per tutto questo tempo.
A.D. In un’intervista del 2002, Emilio Isgrò ha detto che Ludovico Corrao voleva «puntare sulla cultura per far risorgere un mondo distrutto dal terremoto e dagli uomini» (18). È possibile affermare che questo è ciò che si sta tentando di fare tuttora, seppur con presupposti differenti?
E.F. Sì, la risposta è scontata. In questo settore non ci sono certezze, si va avanti per sperimentazioni. La ricerca non presuppone sempre risultati certi, immediati, raggiungibili. Tutto è sperimentazione e infatti in questi trent’anni molte cose sono andate in porto in maniera semplice e altre invece, con più difficoltà. Tuttavia non esistono altre strade: l’unica via praticabile è quella della riflessione, della sperimentazione e della ricerca.
Aprile 2026
1) Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, ed. a cura di Salvatore Ritrovato, Milano, Feltrinelli, 2021, p. 76. (Schiuma d’onda, dialogo tra Saffo e Britomarti: Britormarti invita Saffo ad accettare il destino e il cambiamento con animo di serena accettazione).
2) MiC, Capitale italiana dell’arte contemporanea: https://capitaleartecontemporanea.cultura.gov.it/ (consultato il 3 febbraio 2026).
3) Il bando era stato indetto il 15 aprile 2024 dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura: MiC, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, Gibellina è la città vincitrice: https://cultura.gov.it/ (consultato il 4 febbraio 2026).
4)Ivi, (consultato il 3 febbraio 2026).
5) Ivi, Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Conferenza stampa di presentazione al MiC: https://capitaleartecontemporanea.cultura.gov.it/ (consultato il 3 febbraio 2026). Cfr. anche Gibellina 2026: https://gibellina2026.it/#scopri (consultato il 3 febbraio 2026).
6) Andrea Cusumano, Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Conferenza stampa di presentazione al MiC, dal min. 15: https://capitaleartecontemporanea.cultura.gov.it/ (consultato il 3 febbraio 2026).
7) Ivi. Cfr. anche Gibellina-Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026, Portami il Futuro, Programma: https://creativitacontemporanea.cultura.gov.it/ (consultato il 3 febbraio 2026). Vedi anche Gibellina è capitale italiana dell’arte contemporanea 2026: al via il progetto “Portami il Futuro”, 16 gennaio 2026, in Artuu Magazine: https://www.artuu.it/ (consultato il 6 febbraio 2026) e Inizia il 2026 di Gibellina Capitale italiana dell’arte Contemporanea: https://www.artribune.com/ (consultato il 7 febbraio 2026).
8) Andrea Cusumano, Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Conferenza stampa di presentazione al MiC, al min. 25: https://capitaleartecontemporanea.cultura.gov.it/ (consultato il 3 febbraio 2026).
9) Gibellina 2026: https://gibellina2026.it/#scopri (consultato il 5 febbraio 2026).
10) Marcello Fabbri, La Farfalla Gibellina, in Elisabetta Cristallini, Marcello Fabbri, Antonella Greco, Gibellina, una città per una società estetica, Roma, Gangemi, 2004, pp. 10-31, a p. 28.
11) Elisabetta Cristallini, Gibellina, identità e memoria di una città, in Elisabetta Cristallini, Marcello Fabbri, Antonella Greco, Gibellina, una città per una società estetica, Roma, Gangemi, 2004, pp. 32-49, alle pp. 33, 34, 40.
12) Si pensi alla polis greca, alla città rinascimentale, alla Città del Sole di Tommaso Campanella, al Falansterio di Charles Fourier o ancora ai dipinti de La città ideale di Urbino (fine XV secolo), oggi conservato presso la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, di autore ignoto, che bene illustra i principi teorici di Leon Battista Alberti e della Prospettiva architettonica (fine XV secolo), anch’esso di autore ignoto, oggi conservato alla Walters Art Gallery presso Baltimora; o ancora, riferendoci a tempi ben più recenti, alle architetture razionaliste di Le Corbusier o a quelle futuriste di Antonio Sant’Elia. Cfr. Maria Bettetini, Gaetana Cantone, Marcello Fagiolo, Vittorio Gregotti, Ludovico Incisa Di Camerana, Giuseppe Lanzavecchia, Giovanni Pugliese Carratelli, Marco Romano, La città dell’utopia. Dalla città ideale alla città del Terzo Millennio, Milano, Garzanti-Scheiwiller, UniCredito Italiano, 1999. Cfr. anche Bruno Zevi, Storia dell’architettura moderna, Torino, Einaudi, 1950.
13) Elisabetta Cristallini, Marcello Fabbri, Antonella Greco, Gibellina, una città per una società estetica, Roma, Gangemi, 2004; in particolare in Ivi, Intervista a Ludovico Corrao, Gibellina, maggio 2002, pp. 79-85. Cfr. anche Achille Bonito Oliva, Fondatore di città, in Ludovico Corrao: l’identità molteplice, a cura della Fondazione Orestiadi e Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani Assessorato Regionale Beni Culturali e I. S., Atelier del Baglio Di Stefano (26 giugno-20 settembre 2015), s. l., s. n., 2015.
14) Fondazione Orestiadi: https://www.fondazioneorestiadi.it/ (consultato il 6 febbraio 2026).
15) Ivi. Cfr. anche Gibellina e il Museo delle Trame Mediterranee, storia e catalogo ragionato, a cura di Orietta Sorgi e Fabio Militello, Palermo, CRicd, 2015; Fondazione Orestiadi, Museo delle Trame Mediterranee, s. l., s. n., s. d.; cfr. anche Fondazione Orestiadi, Ludovico Corrao e le Trame Mediterranee in Ludovico Corrao: l’identità molteplice, a cura della Fondazione Orestiadi e Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani Assessorato Regionale Beni Culturali e I. S., Atelier del Baglio Di Stefano (26 giugno-20 settembre 2015), s. l., s. n., 2015, pp. 44-45 e Achille Bonito Oliva, Il Museo delle Trame, in Ivi, pp. 46-47.
16) Fondazione Orestiadi: https://www.fondazioneorestiadi.it/ (consultato il 6 febbraio 2026).
17) Si veda, per un’altra dichiarazione rilasciata da Enzo Fiammetta riguardo a prospettive vecchie e nuove a Gibellina: Carola Arrivas Bajardi, Portami il futuro. Conversazione con Enzo Fiammetta sul passato, il presente e il futuro di Gibellina, la prima capitale italiana dell’arte contemporanea, 13 novembre 2024 in Artuu Magazine: https://www.artuu.it/ (consultato il 6 febbraio 2026).
18) Intervista a Emilio Isgrò, Milano, novembre 2002, in Elisabetta Cristallini, Marcello Fabbri, Antonella Greco, Gibellina, una città per una società estetica, Roma, Gangemi, 2004, pp. 86-94, a p. 86.