Creative Connections al Milano Design Week 2021
Domenico Scudero
L'importanza del design italiano nel quadro della più ampia ricostruzione postpandemica dell'economia del paese la si è potuta intuire nel frenetico rinnovarsi di quello che inizialmente era chiamato Salone del mobile, poi diventato Design week e che adesso contiene sia un Salone pieno di prodigi tecnologici, un'idea sul domani più sostenibile, e un Fuorisalone che è anche più seguito dell'appuntamento originario. Il Fuorisalone della Design week di Milano è in qualche modo anche più potente delle settimane della moda per il suo seguito, per l'ampiezza di contenuti e per le direzioni che le sue idee portano al cospetto di tanti osservatori creativi, compresi gli adepti della moda. Il Fuorisalone è un traino fortissimo per trasferire le idee più nuove, i modelli e le idee rese in astratto nel campo dell'arte e della teoria in un'applicabile ricomposizione pratica. Il Fuorisalone traduce e ripropone quanto si sperimenta in ambito teorico fornendo un quadro di esperienze fondamentali per i creativi provenienti da ogni parte del pianeta. In questa disciplina la scuola italiana ha un preciso tratto identificativo perché ripetendo le osservazioni di Branzi sulla specificità locale possiamo dire che il fenomeno design italiano è nella coniugazione fra l'aspetto per così dire estremista del riduzionismo geometrico e funzionale e una matrice molto materica, che un tempo avremmo definito contadina e che oggi chiamiamo naturalista. Una forza che ha plasmato alcune grandi idee del design italiano attraverso questo ricordo quasi bifronte fra un etnicismo che assume talvolta alcune istanze asiatiche e africane e le rinnova alla luce del calcolo e della scientificità europea. Si tratta di un binomio divenuto estremamente centrale nella progettazione di oggetti che devono possedere una memoria logica della funzione, una valida proposta di ecosostenibilità e una sicura manifattura.
Questo connubio e questa specificità nascono sicuramente, come ha ben chiarito De Fusco, sulla particolare povertà di materie prime e necessarie allo sviluppo del design, e che, sin dagli anni '50, ha prodotto ricerche su materiali innovativi, come le plastiche, le fibre legnose povere, i cordami e tutti quei ritrovati dovuti al felice incontro della ricerca e della creatività, del calcolo scientifico e della libertà inventiva. La creatività sensibile del design italiano sembrava dovesse soffrire questo periodo di claustrofobica chiusura, e invece questo settembre del '21 è apparso quasi un momento miracoloso.
Due fatti essenziali si espongono a sugellare questo mega evento. Il primo è che il Fuorisalone ha ormai acquisito un'importanza tale da poter essere da solo un appuntamento a sé stante anche senza l'autorevolezza del Salone alla Fiera di Milano. In particolare ha colpito la forza d'urto e la dirompenza di tutta una folla incredibilmente vasta se rapportata alla difficoltà che è nei nostri mesi attuali per i viaggi, le residenze, gli ingressi nei luoghi pubblici. Eppure nonostante tutto ciò, o anche in forza di questo, il Fuorisalone ha vissuto un'ordinata ressa di pubblico, probabilmente anche in virtù del fatto si potesse in parte visitarlo in vetrina senza dover necessariamente entrare nei luoghi. La seconda osservazione basilare è che, nell'ambito delle iniziative fortunate di quest'anno, e di certo più calibrate e unidirezionali rispetto alla perdita di unità dello scorso anno in teleconferenza, si può rivedere la specificità italiana con una grande maturità.
Il rapporto del design con la cultura locale non è un fatto arbitrario e al Fuorisalone lo si è visto in maniera impressiva. In primo luogo per i materiali. Come si è detto precedentemente una della specificità del design italiano è stata quella di dover adattare materiali poveri e scarsamente utilizzati per confezionare modelli funzionali e seduttivi. In questo la scuola di Milano ha avuto la sua parte quando ad esempio inventava i formati plastici e i lamellati pressati. Trasformare un materiale considerato povero in qualcosa di estremamente ricco e creativamente illuminante è stata la prodezza del design italiano, come nel caso di opere particolarmente riuscite, Pratone (1971), la Superleggera (1957) e Mezzadro (1957). Ecco, in questi nitidi esempi emerge chiaramente la postura assai rilevante della materia povera. Il Pratone di Ceretti, Derossi e Rosso, era un oggetto prezioso già al suo apparire benché fosse confezionato con una materia che nell'uso comune era spregevole, da consumo pop. Lo stesso ma in altro modo era stata la Superleggera di Giò Ponti, ovvero legare il pensiero dell'economia dei mezzi ad una qualità estrema, si tratta in fondo dello stesso tracciato progettuale che ha prodotto la Vespa di D'Ascanio, la lettera 22 di Nizzoli, la 500 di Giacosa, alcune delle eccellenze italiane riconoscibili ovunque nel mondo. Mezzadro di Castiglioni, con la sua iridescenza industriale e la toponimia contraddittoria rappresenta invece quel solido legame che la cultura italiana ha sempre continuato ad avere col territorio, da una parte negativamente col suo provincialismo insostenibile, ma dall'altra con la positiva conservazione del rapporto ciclico e percettivo della cultura contadina, legame forte con la natura. Ancora una volta il demerito di cui si accusava la cultura italiana di un tempo si è trasformato in privilegio, attraverso la conservazione di cibi sani, del buon vivere insomma. Se rissumiamo questi tre dati, la sperimentazione su materie innovative, la riduzione dello spreco per economizzare e il legame con la natura ritroveremo i fatti e i tratti rilevanti di ciò che sta succedendo ancora oggi nel mondo del design. Si tratta peraltro di un mondo i cui confini si sono ampliati di molto perché il design di questa contemporaneità odierna è un dettaglio a volte o un fatto saliente di cui però gli oggetti e la produzione, dall'ideazione al mercato e all'usufruibilità non possono fare a meno. In fondo il design contemporaneo vive con estrema attenzione questi tre passaggi - la ricerca, l'economia e la sostenibilità - e con esiti alquanto diversificati. La particolarità della condizione del design italiano è che questi percorsi attuali li aveva già sperimentati e si trova dunque oggi in una posizione privilegiata.
Al Fuorisalone l'idea di una rielaborazione del design in chiave postpandemica avviene sia per la spinta del tema dominante della sostenibilità ecologica, ma anche per le proprietà dello specifico settore nella sua collocazione geotipica. Ancora una volta lo schematismo procedurale dell'azione creativa che è nel design avviene attraverso i consueti passaggi da teoria a prassi con la cura di mixare le tendenze originarie, quindi a partire dalla particolare condizione percettiva di una cultura geotipica.
Sono le tematiche espresse nel contenitore dal titolo Creative Connections che ha riunito un'installazione presso l'Orto Botanico di Brera, una light/sound installation presso l'Audi City Lab e varie istallazioni presso l'Università degli Studi di Milano.
Le doti creative del laboratorio Milano si riagganciano saldamente alle pendici di una storia della modernità recente e attraverso le qualità connaturate riesaminano i territori del contemporaneo con una nuova utopistica consapevolezza e forza dinamica. Non è un caso che un gallerista come Scognamiglio, molto noto e attivo nel triangolo "distretto Brera", abbia dedicato nei suoi aulici spazi una mostra al packaging, qualcosa che solo pochi anni addietro avrebbe fatto inorridire il buon gusto dei frequentatori d'arte e che oggi invece risulta affine al tocco di molti artisti che sono soliti abitare luoghi simili a questo. La mostra si presentava in modo alquanto strano e sulle prime un esperto in materia avrebbe potuto anche pensare che si trattasse di un allestimento di Bill Culbert o di David Horvitz, o una istallazione di Thomas Hirschhorn o Simon Denny. Ci si rendeva conto che in realtà, grazie anche ad una confezione grafica molto curata sino ai dettagli, ciò che si stava mostrando erano "solo" tappi, bottiglie, contenitori, articoli per imballaggio, insomma tutto il corollario oggettuale che definiamo col termine packaging. D'altra parte la cultura artistica capovolge le percezioni, per chi abbia frequentazioni contemporanee tutto diventa arte mentre al contrario chi ne è all'oscuro tende a vedere sempre solo spazzatura. Era in galleria un articolato insieme di colori e impianti grafici che assumevano una qualità anche grazie alla simpatia estetica con le istallazioni artistiche propriamente dette, mostrando il valore di una ricerca che vuole responsabilizzare sulla conduzione industriale dei contenitori, piuttosto che sui contenuti alimentari o materici. D'altra parte come la cronaca ci insegna da anni non è tanto il consumo del prodotto a creare la maggiore quantità di inquinamento ma l'involucro che ne permette la diffusione ed il trasporto. Nella galleria erano infatti esposti studi e ricerche su nuovi materiali che possano offrire un consumo sostenibile e un riciclo continuativo.
Come spesso accade l'effetto estetico radicalizza le intenzioni ideative del progetto, e d'altra parte nel sistema del contemporaneo e nelle grandi mostre abbiamo visto decine di volte oggetti di uso comune, bottiglie di plastica, laminati e cartoni riproposti in una trasformazione d'uso che li fa protagonisti, quindi la meraviglia attuale è semmai nel constatare che il gusto contemporaneo si è adegato ad un'idea pop riarticolandone la sua essenza in riciclo.
Il senso del riciclo non è comunque alieno dal significato di funzione. In realtà è proprio questo il punto fondamentale su cui l'odierno si dissocia dalla modernità e dalla sua ipotesi motivazionale del futuro. L'eccesso della modernità nella sua apoteosi avanguardista, di cui il Bauhaus è l'exemplum funzionalista più evidente, elaborava in visione del futuro, progettava nel qui ed ora per un servizio che sarebbe stato reso alla società in una proiezione futura. Questo tempo della modernità, il suo modo continuativo ed evolutivo si è poi spento nel principio della ciclicità, nella postmodernità e nella successiva fase che stiamo vivendo che è ciclicità continuativa pena la complicazione vitale. L'odiernità ciclica si riflette sulla progettazione e sulla misura del design che a Milano sembrerebbe studiare l'aspetto ciclico della natura come icona originaria per poi rielaborarla in chiave tecnica. Ed è nel magnifico Orto Botanico di Brera, piccolo gioiello naturalistico incastonato nel pieno centro della città, che l'idea della coesistenza della progettualità funzionale, di una funzione ciclica e saggiamente utopistica, si manifesta al suo apice. Grazie all'intervento Natural Capital di Carlo Ratti Associati (CRA) in collaborazione con Italo Rota e Alessio Fini si è allestita una infografica tridimensionale con l'ausilio di varie tecnologie per rendere visibile il coefficiente di assorbimento di anidride carbonica per ciascuna pianta e albero considerati.
Non stupisce quindi che fra le locations di Fuorisalone ci sia stata anche la Rossignoli, pregiato marchio della motricità ciclistica milanese, uno dei pochi sopravvissuti alla follia distruttiva e masochistica della globalizzazione delocalizzata. Nella sede storica di viale Garibaldi, in una sede impreziosita da alcune decine di biciclette appesa al soffitto, ha esposto Monocle, il marchio editoriale del buon vivere e dell'economia green, dello slow food e del pensiero hipster divenuto nel giro di due decenni dominante e aggregante.
Ma è naturalmente il monumentale edificio dell'Università degli Studi di Milano ad aver offerto un articolato paesaggio significativo di questo incredibile appuntamento venato d'entusiasmo e di ferma fiducia in un futuro prossimo che possa dare aria e libertà dopo una parentesi biennale che ha visto moribonda la città e la sua frizzante vita culturale. Le sede universitaria, che ospitava anche una vetrina aperta sulla vitalità ecosostenibile del design brasiliano, è stata costellata da una decina di grandi istallazioni che avevano come caratteristica quella di declinare lo specialismo disciplinare in un coordinamento fra varie anime creative. Indicativa di questa posizione percettiva è apparsa l'interessante opera proposta presso l'Università degli Studi di Milano da Marco Nereo Rotelli che ha realizzato una casa tribale dal titolo Falso autentico istallata nel cortile del 700. Questa casa tribale ispirata alle originali in terra cruda riassume il significato ideale della spinta emotiva al di là dell'incertezza pandemica e la volontà di una rinascenza fondata sulla storia naturale e la tecnologia scientificamente pulita che agisce al suo interno. Segnalando anche la localizzazione di Milano come luogo privilegiato di quello snodo creativo del design che assume connotazioni provenienti dal sud e dal nord dell'emisfero. Falso Autentico di Marco Nereo Rotelli insieme al Bamboo Ring di Kengo Kuma, sono stati i momenti istallativi più esplicitamente artistici. Come comune denominatore si sono riscontrati anche negli altri lavori esposti una sensibilità per l'eco sostenibile e per il rapporto fluido con il territorio naturale focalizzato nell'uso di materiali innovativi o frutto di rinnovate misture di sostanze provenienti dal riciclo di plastiche e altri materiali con aggiunta di ulteriori sostanze additive. Incredibile la soffice e colorata leggerezza del tessuto giallo cromo simil velluto usato per rivestire 22 letti e prodotto dal riciclo di bottiglie di Pet nell'istallazione Plan Bee del Fabio Novembre Studio. Così come estremamente attrattivi sono da ritenersi i componenti d'arredo realizzati con cordami e legni dai designers brasiliani nel piccolo padiglione Brasil – Design in Motion curato da José Roberto Moreira Do Valle.
Creative Connections, Milano 4 – 19 Settembre 2021. Università degli Studi di Milano, Orto Botanico di Brera, Audi City Lab.
MC A – Mario Cucinella Architects, Kengo Kuma, Marco Nereo Rotelli, Stefano Giovannoni, AMDL Circle e Michele Lucchi, Italo Rota con Francesca Grassi, Stroop Design con Jeffrey Beers International, Peter Pichler Architecture, Alessandro Zambelli, Noa* Network of Architecture, Naba - Claudio Larcher – Sara Ricciardi, Emilio Randazzo, Fondazione Renzo Piano, MAD Architects, Omaggio a Alessandro Mendini, Omaggio a Nanda Vigo by CTRLZAK, Fabio Novembre Studio, Brasil – Design in Motion a cura di José Roberto Moreira Do Valle, Cino Zucchi Architetti e Chiara Zucchi, CRA Carlo Ratti Associati, Marcel Wanders Studio, Mac Stopa e Massive Design, Missoni Home, Nardi.
Ottobre 2021