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arte e oltre / art and beyond
rivista trimestrale di arte contemporanea
ISSN 2284-0435

Francesca Franco
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Pino Modica esordisce nei primi anni ottanta del Novecento, lavorando con Salvatore Falci e Stefano Fontana all’interno del Gruppo 5, meglio noto come Gruppo di Piombino, dove il 5 sta a indicare i tre artisti iniziali + un ambiente + il pubblico operante in quell'ambiente (successivamente si uniranno Domenico Nardone, in qualità di critico militante, e Cesare Pietroiusti). La poetica del collettivo s’incentra da subito su una ricerca di carattere sperimentale, vòlta a rilevare e verificare sul campo l’ipotesi utopistica propria delle avanguardie artistiche, secondo cui la creatività è caratteristica intrinsecamente umana e non una prerogativa di chi si definisce artista, poiché ogni persona (mentalmente) libera modella la propria esistenza e il mondo in cui vive. “Ogni persona è un artista che disegna, perché chiunque esprime e rappresenta”, reinventando continuamente sé stesso e le sue contingenze (1), diceva Joseph Beuys, l’artista sciamano con il quale si prepara una nuova era dell’arte dopo il ready-made di Marcel Duchamp.
Sin dall’inizio la ricerca di Modica è interessata ad agire nello spazio sociale e a confrontarsi con il pubblico indifferenziato della strada attraverso l’ideazione di opere camuffate da oggetti d’uso, atte a stimolare l’azione da parte della gente, inconsapevole di partecipare in prima persona alla definizione formale di un’opera d’arte con il proprio libero comportamento. Il Rilevatore estetico è un’opera in tal senso significativa. Nel 1985 l’artista colloca in piazza dei Miracoli a Pisa, per una giornata, uno strumento da lui espressamente realizzato: un finto misuratore della pendenza della Torre di Pisa al cui interno è nascosta una cinepresa, che riprende l’inquadratura decisa dalle singole persone, come mostra il cortometraggio ricavato da questo esperimento, utile a documentare un comportamento comune, a prima vista privo di importanza, banale e forse ripetitivo, che l’artista intende invece indagare in tutta la sua involontaria bellezza. La “riuscita” estetica dell’opera è utile a provare la tesi che l’artista intende esaminare.
La fantasia nascosta nelle quotidiane attività degli uomini è nuovamente oggetto d’indagine nel ciclo delle Infrangenze (1988-2020): vetri stratificati – rotti da atti vandalici o esibiti come prova di resistenza del materiale nelle vetrerie o nei poligoni di tiro (2) – illuminati con luce radente; nei flipper e bigliardini della serie dei Giochi (1989-1991), incentrata sulle tracce lasciate dall’uso; nei successivi Piani di lavoro (1991-2004) e nelle Date perse (2010), dove l’artista ribadisce un’idea di arte come creatività ampia. Nel primo caso si tratta di lastre di plexiglas poste sui piani di lavoro di vari artigiani per periodi di due settimane, le quali, successivamente prelevate, incorniciate e illuminate a luce radente, rivelano sulla superfice incredibili immagini di rotte astrali e movimenti celesti. Nel secondo caso sono supporti di vario tipo, usati come appoggio per i timbri, prelevati dagli uffici dell’INAIL di Piombino, stampati su pellicola e retro-illuminanti dopo un processo di scannerizzazione, ingrandimento e coloritura dell’immagine, atta a esaltare la memoria fisica dell’iterazione del gesto, gesto che si muove sempre tra ripetizione e differenza.
Modica parte dall’osservazione della realtà in cui è immerso: una realtà che rileva, preleva e mantiene virtualmente in essere attraverso la registrazione delle sue tracce. Come un investigatore che interviene sulla scena del crimine, ricorre ai procedimenti della polizia scientifica per la raccolta e l’analisi degli elementi, come avviene per gli oggetti repertati come “prove” del Bar Giuliani, opera presentata nella mostra Storie, che si tiene nel 1991 a Roma nelle gallerie Alice e Il Campo, rispettivamente di Domenico Nardone e Marco Rossi Lecce, a Milano presso Sergio Casoli e a Torino alla Galleria Marco Noire. Dilatando la visione della serie degli Indizi (1991-2022), in quest’opera l’artista riporta per intero la situazione del bancone di un bar dopo il passaggio di alcuni avventori.
A parte questa procedura operativa da CSI, due sono a mio parere le cose da sottolineare per aggiornare l’interpretazione critica della ricerca di Pino Modica. Uno: le sue opere-dispositivo sembrano dei ready-made, invece sono ideate e costruite dall’artista e acquistano significato e valore solo quando, funzionando, si caricano dello spazio della vita e si saturano di esperienza. Insomma, sono opere che si pongono decisamente al di là dell’oggetto defunzionalizzato e assurto a opera d’arte di Marcel Duchamp. Pensiamo alla grande Finestra che Modica espose alla sezione Aperto ’90 della XLIV Biennale di Venezia (1990) o alle fontanelle, abbeveratoi (3) e acquasantiere del ciclo Riflessi (1991-2019): oggetti modificati con l’introduzione al loro interno di una fotocamera nascosta, attivata dal loro uso da parte di ignari fruitori. Due: attraverso l’inserimento della luce la rilevazione sul campo si trasforma in rivelazione. Nelle opere di Modica la luce sembra in qualche modo funzionare come “immagine di attivazione della mente”, non solo perché rende evidente il reale, altrimenti invisibile, delle piccole, quotidiane attività degli uomini, ma anche perché dona loro un’“aura”. Non a caso, l’artista ha intitolato La luce del reale la sua mostra antologica allestita presso la Pinacoteca Civica di Follonica (dal 16 giugno al 17 settembre 2023). Il titolo contiene un chiaro programma di poetica, che propone un’arte non ripiegata su sé stessa ma estroflessa all’esterno. Un’arte eteronoma, per definirla con le parole di Luciano Anceschi. La luce, in fin dei conti, è la primissima realtà assolutamente esterna e assolutamente estranea, con cui entriamo in contatto quando nasciamo. Di un bambino che nasce, si dice che “viene alla luce”. Ecco, allora, la bellezza delle opere di Pino Modica, una bellezza che parla della realtà più misteriosa degli esseri umani. Tutti gli esseri umani, ogni giorno indaffarati a reinventare sé stessi e la propria esistenza.
   
Luglio 2023
* PINO MODICA. La luce del reale. Pinacoteca Civica di Follonica, fino al 17 settembre 2023.
1) Colloquio tenuto il 23 aprile 1979 nel foyer della chiesa di San Giovanni a Bochum, pub. in Volker Harlan (a cura di), Cos’è l’arte?, traduz. it. di Arnaldo Stern, Castelvecchi, Roma 2015, p. 52.   
2) La serie di opere in vetro (Infranfenze, Bersagli e Finestre) è esposta nel 1991 nella mostra Le groupe de Piombino presso Les Forges Royales de la Chaussade – Centre d’Art Contemporaine de la Niève a Guerigny.
3) In mostra a Follonica è anche l’Abbeveratoio esposto nel 1990 nella mostra Something is happening in Italy, curata da Carolyn Christov-Bakargiev alla Galleria Lia Rumma di Napoli.