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arte e oltre / art and beyond
rivista trimestrale di arte contemporanea
ISSN 2284-0435

Alberto Biasi da Tornabuoni Arte a Roma*

Lucilla Meloni
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La mostra di Biasi, fondatore a Padova nel 1960 del Gruppo N, attivo fino al 1964 e protagonista con il milanese Gruppo T della stagione dell’arte programmata, presenta un nucleo di opere che dà conto dello sviluppo di una sintassi formale basata sul rapporto tra fondo e superficie, in bilico tra bidimensionalità e tridimensionalità, dove i diversi pattern generano quel principio di instabilità percettiva sempre perseguito dall’artista.
Dalle Trame della fine degli anni Cinquanta agli Ottico-dinamici e alle Torsioni degli anni Sessanta, ai successivi Politipi e agli Assemblaggi, l’instabilità è prodotta dalle minime variazioni formali che vengono colte dal mutamento del punto di vista dell’osservatore, da quell’ “occhio mobile” - come lo definisce Biasi - che transitando tra le forme, si trova davanti configurazioni sempre diverse.
È esemplificativo in tal senso il pensiero che il filosofo Dino Formaggio espresse in un saggio a lui dedicato, intitolato Una metaprogettualità delle apparenze nelle opere di Albero Biasi (1994), dove mise in relazione la sua ricerca con la fenomenologia: “Quest’opera che vive e si muove con te segna il trionfo del puro fenomeno, della gloria fenomenologica di un mondo che ha vinto l’alienazione delle materie staticamente addormentate e immobilizzate”.
L’attenzione alla figura del visitatore, che potremmo definire centrale nell’epifania del progetto, è già attestata alle origini della sua carriera se il 10 novembre del 1961, in occasione della sua partecipazione alla Biennale d’Arte Triveneta, Biasi poteva rilasciare questa dichiarazione al quotidiano “Il Gazzettino”: “Tutto il movimento moderno di rinnovamento in campo artistico è nato proprio dal bisogno di un dialogo sempre più serrato fra l’artista e lo spettatore, per ritrovare quella partecipazione reciproca necessaria alla formazione della ‘nuova arte’ e per permettere il godimento immediato degli oggetti creati a tutta la società del nostro tempo: bene che era stato perduto da vari secoli per la separazione fra la maggior parte del pubblico e l’artista”.
Molte le materie e le tecniche impiegate: dalle carte forate sovrapposte che compongono le Trame, agli strati di lamelle in PVC su tavola degli Ottico-dinamici e delle Torsioni, alla coesistenza di superfici pittoriche e rilievi in PVC come nei Politipi o negli Assemblaggi, dove convivono superfici dipinte, rilievi in PVC e inserti, in una sorta di montaggio che di volta in volta gli ha permesso inediti esiti compositivi.
Questa attenzione per le potenzialità delle materie e per la costruzione è stata sempre rivendicata dall’artista, che nell’intervista condotta da Arianna Paragallo e pubblicata in catalogo, afferma: “Il progetto è importante, ma l’opera bisogna anche saperla costruire, e molte soluzioni mi sono venute da cose che avevo visto fare fin da ragazzo”.
Le Trame, ad esempio, sono nate dall’osservazione delle carte forate usate per l’allevamento dei bachi da seta.
Come si evince dai lavori esposti in galleria che coprono un arco temporale che va da Trama del 1960 a Sulle ali dell’invisibile del 2020, Biasi ha realizzato anche ambienti, tra i quali Proiezione di luce e ombra del 1961 e Tu sei del 1973 e sculture quali Totem del 2007, in ferro corten, la cui forma, aperta, ripete la verticalità della colonna.
Nel tempo, il colore è andato ad assumere un ruolo sempre più importante, così come l’utilizzo dei titoli.
Partito come molti artisti dell’avanguardia cinetica e programmata dall’attenzione al costruttivismo e alla Gestalt, non di meno non ha mai smesso di immettere negli oggetti creati dati sensoriali, dati di realtà.
I titoli rimandano infatti a percezioni o stati d’animo (Arlecchino primavera, 1992; Magica danza di Luna, 2010), a eventi naturali come l’arcobaleno (Si pavoneggia mostrando l’arcobaleno che sta dietro, 2009,) alla musica e alla danza (La lira e le dita di Orfeo e La Kizomba, del 2013) e anche quando appaiono tautologici, di fatto portano verso un’altra dimensione, come nel caso del Rosso arancio... è stravagante, del 2005, dove l’aggettivo posto alla fine depotenzia una lettura puramente formale.
È un’arte vitale quella di Biasi, che dopo decenni ancora si rinnova, dove il farsi e disfarsi della forma genera un mondo sensoriale che intreccia percezione, memoria e immaginazione.
La mostra, curata da Andrea Bizzarro e da Arianna Paragallo, è corredata da un approfondito catalogo che oltre alla citata intervista all’artista e a uno scritto di Bizzarro, ospita il testo della conferenza di Lea Vergine sull’arte cinetica in Italia tenutasi l’11 marzo 1973 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, una lettera di Munari a Biasi del 1976, la Dichiarazione del Gruppo N del 1961 e il Contratto di collettivizzazione del lavoro e degli interessi del Gruppo N del 1963.
La lettura del volume permette dunque di seguire le vicende dell’artista fin dalla fondazione del Gruppo N e le questioni inerenti allo scioglimento dello stesso e al conseguente suo passaggio alla dimensione autoriale, individuale. Non va dimenticato che il Gruppo N teorizzava e praticava l’anonimato, dove l’autore che aveva realizzato l’opera era indicato semplicemente come “esecutore” del progetto collettivo.
Un approdo all’autorialità che per certi versi, come racconta Biasi, è stato difficile ma che non ha cessato di dare i suoi frutti.
 

Ottobre 2026
*16 settembre – 21 novembre 2026