www.unclosed.eu

arte e oltre / art and beyond
rivista trimestrale di arte contemporanea
ISSN 2284-0435

Postmedia Books, 2019

Lucilla Meloni

Il libro di Gaia Bindi, pubblicato recentemente da Postmedia Books, è una lettura interessante che, da un punto di vista complesso e originale, offre un percorso che declina diversi temi nodali. Temi che l’autrice, collaboratrice curatoriale del Parco d’Arte Vivente di Torino, da lungo tempo impegnata nella verifica delle modalità con cui l’arte abbia fatto e faccia sue le istanze ecologiche e ambientali, sviluppa in ulteriori direttrici: storiche, economiche, culturali, antropologiche. A partire da questi presupposti, si articolano i sei capitoli del libro: Arte e ecologia. Storia di un fertile incontro; Sognare il mondo. Gilles Clément e l’arte; L’insetto nell’arte contemporanea, da simbolo di morte a sinonimo di vita; L’uomo al centro del clima; Piero Gilardi e l’estetica dell’Antropocene; L’immagine dell’Antropocene tra arte e scienza.
Il filo conduttore del volume, che raccoglie sia suoi saggi precedenti, che inediti, con la prefazione di Piero Gilardi, ideatore del Parco d’Arte Vivente, è l’Antropocene: l’attuale era geologica, di cui la Bindi ricostruisce gli inizi e gli sviluppi attraverso la disamina dei testi di quegli autori che, per primi, ne hanno messo in luce i cambiamenti epocali, a cominciare proprio dal superamento, nell’Antropocene, della tradizionale dicotomia uomo/natura, sostituita dal principio di interconnessione tra tutto l’esistente. Definizione contestata, come riporta Bindi, dallo storico dell’arte ambientalista T. J. Demos, che la sostituisce con il termine più pregnante di “Capitalocene”, ossia l’età geologica del capitalismo.
L’affresco tracciato nell’andamento del testo fornisce al lettore un quadro approfondito del suo presente, che va ben oltre la ricognizione storica dell’arte così detta ambientale, sebbene il rapporto arte-natura sia centrale, per spaziare tra arte, scienza, media, tecnologia, estetica nell’epoca attuale, con lo sguardo puntato sulle risposte offerte da differenti ambiti disciplinari di fronte allo stesso problema, quanto sulla pratica attivista e di lotta politica.
Al racconto di importanti eventi espositivi e di progetti artistici individuali dedicati all’argomento, si accompagna la riflessione sulla stessa diffusione delle immagini dell’Antropocene e sulla generale anestesia estetica.
E se, come riporta l’autrice, secondo l’antropologo Tim Ingold il mondo è diventato problematico perché: “oggetto di contemplazione distaccato dal dominio dell’esperienza vissuta”, se le api muoiono e molti altri insetti stanno per scomparire, sintomo di un ecosistema alterato, le molte esperienze di ricerca visiva citate testimoniano come l’arte, per prima, prenda su di sé il disagio epocale, a cui tenta, con il suo linguaggio, di dare una risposta, anche attivando la coscienza critica dell’osservatore. Così temi quali l’antropizzazione, l’inquinamento, la crisi climatica e le migrazioni umane, la mortalità degli insetti, appaiono poeticamente, solo per citare alcuni dei numerosi esempi, nei Tappeti- Natura che Gilardi realizza fin dal 1965, nelle installazioni di Andrea Polli come Breather, o di Filippo Leonardi, tra cui Più nessuna danza, nel tentativo di compiere un’impollinazione umana messa in opera da Laura Alicorn nel suo The Human Polination Project, nei giardini di Coloco e Gilles Clément, tra i quali Becoming Garden, negli orti di Leone Contini, tra cui Cucuzza People. Il testo è inoltre corredato da un cospicuo apparato iconografico che dà conto della vastità della ricerca condotta.
Gennaio 2020