La città di Helsinki ne è convinta
Daniela De Dominicis
Daniela De Dominicis
Sembra incredibile che in un’epoca in cui ci si affida prevalentemente alla rete per le quotidiane informazioni, in cui si investono ingenti capitali per digitalizzare archivi, riviste, codici (1) e renderli accessibili da qualsiasi parte del mondo attraverso un computer, si possa ancora pensare alle biblioteche come una tipologia edilizia prioritaria per il bene comune.
Eppure ad Helsinki, dove appena sette anni fa è stata inaugurata in pieno centro la modernissima biblioteca Kaisa House – con la suggestiva spirale del soffitto che la fa somigliare a un Guggenheim rovesciato (2) – lo Stato ha ritenuto necessario investire ancora 100 milioni di euro (3) per una costruzione analoga, una biblioteca appunto, al limitare dal parco di Töölo, anche in questo caso nella zona centrale della città.
La Finlandia è un Paese relativamente giovane: la dichiarazione di indipendenza dalla Russia è avvenuta solo il 6 dicembre 1917 (4). Nazione in origine povera ed analfabeta, che ha fin da subito voluto contrastare questa situazione ritenendo che la democrazia e la libertà non potessero convivere con l’ignoranza ed ha puntato per questo su un’istruzione capillare investendo massicciamente in scuole e biblioteche.
Lo stesso sviluppo urbanistico della capitale rende evidente come nel secondo dopoguerra la città abbia voluto mettere al centro del proprio impianto una cittadella della cultura che è stata portata a compimento con continuità e coerenza nell’arco di cinquant’anni.
Helsinki presenta un impianto urbanistico recente, con un territorio tutto proiettato sul mare, molto frastagliato e con numerose isole. La sua parte più antica si articola intorno al porto con la piazza monumentale del Senato in stile neoclassico (5), il resto dell’originario insediamento invece è risorto dalle proprie ceneri, dopo l’incendio del secondo Ottocento, in stile liberty (6). La via Kaivokatu segna l’inizio di un’espansione successiva introdotta dall’austera facciata secessionista della stazione (7). È da qui che parte, verso Nord, l’asse di Mannerheim a costeggiare il grande parco di Töölö, un’area verde che si insinua fin nel cuore del conglomerato urbano – con laghi, baie, colline, rocce – percorribile fino al confine settentrionale dell’insediamento. È in questo contesto, tra città e natura, alle spalle della stazione, che si trovano le maggiori istituzioni culturali della capitale, una sorta di città della cultura appunto, vetrina dell’architettura contemporanea, vasta zona ricreativa strettamente connessa con l’abitato secondo un concetto che oggi definiremmo di Wild Urbanism (8). Così l’aveva pensata Alvar Aalto questa parte di città nel suo progetto del 1961, ma l’unico edificio che porta la sua firma è la Finlandia Hall, una delle sue ultime opere (9). Si tratta di una lunga costruzione a due piani finalizzata ad ospitare diversi ambienti congressuali, da cui emerge un unico volume, la torre centrale dell’auditorium. Aalto ha voluto l’edificio in marmo di Carrara, materiale da lui molto amato per le connessioni con la cultura mediterranea, e introdotto per la prima volta in Finlandia. Il complesso si presenta con uno sviluppo orizzontale, poco emergente rispetto al contesto anche per il declivio collinare su cui insiste. Il lato verso il parco si apre con una teoria di lame verticali per consentire alla luce e alla natura di penetrare al suo interno. Queste due componenti, l’orizzontalità e l’osmosi con il verde circostante, saranno due elementi che si manterranno costanti negli edifici che completeranno il progetto. Nel 1993, a Nord della costruzione aaltiana, è stato edificato il Teatro dell’Opera, anche questo, come la Finlandia Hall, fatto di pareti bianche e vetro (10).
Nel 2008 è cominciata la costruzione della Sibelius Academy, il Music Centre, completata tre anni dopo (11), con varie sale per concerti per poter disporre di ambienti acusticamente più all’avanguardia rispetto all’auditorium già esistente. Il progetto dello studio LPR di Marko Kivistö (12) è stato presentato con il titolo “a mezza voce” per sottolinearne le forme semplici e discrete che lo caratterizzano. Gran parte delle sale sono interrate proprio per contenerne lo sviluppo in altezza. La costruzione è in vetro e rame i cui toni verdi si relazionano con la vegetazione del parco.
All’arte contemporanea è dedicato il museo Kiasma di Steven Holl, unico architetto non finlandese a firmare un edificio in questa zona (13) . Il complesso deriva il nome dalla sua forma ispirata alla χ (ch greca): l’architetto ha pensato infatti a due corpi di fabbrica, uno concavo – una sorta di galleria di strette dimensioni all’inizio che si allarga via via – e l’altro rettilineo, a tutta prima paralleli e poi intersecati tra loro. Anche in questo caso i due corpi di fabbrica si sviluppano orizzontalmente con un raffinato gioco di aperture e pareti curve che catturano la luce facendola scivolare all’interno delle sale.
A completare la piazza verso Sud è stata costruita nel 1999 in stile high tech (14) , tutta di vetro e montanti metallici, la Sanoma house, promossa dal più importante Media Group finlandese con i primi due livelli concepiti come proseguimento della piazza pubblica, coperta e passante, arricchita di spazi flessibili (per incontri di affari, lavoro, intrattenimento, ma anche negozi per acquisti e ristoro) e sede, ai piani superiori, di diversi quotidiani (15) .
Poco distante dal Kiasma, al di là dell’asse di Mannerheim, alla fine del 2018, si è inaugurato l’Amos Rex, il museo privato del ricchissimo Amos Anderson (16) che, pur inglobando un cinema e un ristorante preesistenti (17), si articola in 13 mila mq sotterranei che prendono aria e luce da cinque oblò, in realtà cinque volte autoportanti che con le loro forme a tronco di cono hanno modificato il piano di campagna creando cinque colline artificiali. Sotto queste volte si articola lo spazio per l’arte contemporanea progettato dallo studio JKMM con cinque anni di lavori e una spesa di 50 milioni di euro (18). La direzione del museo intende promuovere le ultime tendenze dell’arte privilegiando gli orientamenti multimediali per catturare anche il pubblico dei giovanissimi.
E veniamo finalmente all’edificio più recente, la nuova biblioteca nazionale. La sua inaugurazione ha avuto luogo il 5 dicembre scorso con due giorni di festeggiamenti in coincidenza con i centouno anni dell’indipendenza della Nazione.
La legge finlandese sull’ordinamento delle biblioteche del 1928, recentemente aggiornata, le considera dei presidi di educazione permanente sul territorio. Le statistiche riportano che un finlandese vi si reca una media di 14 volte l’anno che sale a 40 per coloro che abitano nella capitale (19). Tale è il prestigio e la considerazione di queste case collettive che nell’ultima Biennale di Architettura di Venezia (2018), quella dedicata agli spazi comuni (20), il Padiglione finlandese ha offerto un focus proprio su queste istituzioni (21), fiore all’occhiello dell’intera comunità, definendole come un snodo di vitalità sociale, luogo di libertà e di democrazia. Il linguaggio di questi edifici – si legge in catalogo – non deve essere grandioso per non intimidire, ma fondamentale è che mantenga nel tempo la propria vitalità ed inneschi nel fruitore il senso della comunità e dell’appartenenza. Il Padiglione finlandese si è trasformato per i mesi della mostra in una piccola biblioteca e ha offerto al contempo l’analisi di dodici biblioteche nazionali, dalla più antica del 1881 fino a quella del parco di Töölö che si sarebbe inaugurata dopo qualche mese.
Tra tutte queste istituzioni all’avanguardia in questa cittadella della cultura cui si è fatto cenno, l’inaugurazione della biblioteca è stata salutata come una sorta di panacea per rispondere ad un’aspettativa sociale altissima. Aspettativa motivata, come già detto, sia dall’alta considerazione di cui godono in Finlandia servizi di questo genere, sia dal coinvolgimento dei fruitori che lo Studio ALA ha saputo attivare. Mettendo in campo una modalità progettuale partecipata, gli architetti hanno infatti voluto ascoltare le esigenze di tutti i cittadini interessati, recependone le indicazioni nella fase ideativa. Così quest’edificio è frutto di una pluralità di contributi, tutti vi si sentono rappresentati e a casa propria. Il coinvolgimento è partito dal nome, Oodi, scelto con un referendum tra una rosa di proposte: la biblioteca vuole essere un’ode, tradizionalmente una composizione lirica di contenuto amoroso ma anche, come in questo caso, un’opera civile e morale. La forma è quella di un lungo parallelepipedo orizzontale che si ammorbidisce nel perimetro della base e nella superficie del tetto per aprirsi all’esterno con fluide linee ondulate e trasparenze che ne annullano la consistenza e rendono la costruzione quasi immateriale. La parete verticale si piega in avanti a creare una grande pensilina di legno ad arco ribassato che invita ad entrare. Tutte queste superfici sono di abete rosso, caldo ed accogliente, sostenute all’interno da invisibili strutture in acciaio. Il piano terra si apre in grandi spazi flessibili utilizzabili per mostre, proiezione cinematografiche, caffetteria… L’ultimo piano, di vetro e con il soffitto bianco ondulato, sembra una nuvola che si è posata sull’edificio. Ѐ qui che, tra divani, cuscini circolari, alberi in vaso, panorama urbano oltre la parete vetrata, tavoli da studio di varia forma – alcuni anche per bambini – si articola la sala di lettura più importante del complesso. Il piano intermedio è fatto invece di ambienti dalle dimensioni contenute per lavori in piccoli gruppi. La loro finalità d’uso ha recepito le indicazioni ricevute in fase progettuale: sono presenti sale per organizzare feste, postazioni di lavoro con computer e stampanti 3D, area giochi, cucine, sale per cucire a macchina, sale per videoproiezioni e conferenze.
Gli architetti hanno pensato alla biblioteca come una “piattaforma aperta” consapevoli del ruolo fondante dei libri per la cultura ma anche delle sfide imposte dalle nuove tecnologie per cui ogni piano è pensato in modo flessibile, anticipando future necessità. Tutti vi possono entrare, senza nessuna forma di controllo, anche i senza fissa dimora o chi è appena immigrato. Si ritiene che un trattamento ugualitario sia alla base della democrazia e dell’integrazione.
L’istituzione delle biblioteche per i finlandesi – diventati nel frattempo il popolo più alfabetizzato del mondo – è stata sempre così importante che quando nel secondo dopoguerra Alvar Aalto ha pianificato la ricostruzione di Rovaniemi in Lapponia, città gravemente danneggiata dalla guerra, il primo edificio costruito di tutto il centro amministrativo e culturale, prima ancora del municipio, è stata proprio la biblioteca. Una decisione che dovrebbe far riflettere.
Secondo lo scrittore britannico Neil Gaiman, citato in apertura del catalogo Mind-Building alla Biennale, è dalle biblioteche che dipende il nostro futuro.
Aprile 2019
1) In Italia a partire dagli anni ’90 le Biblioteche Statali hanno informatizzato i loro cataloghi con il sistema OPAC- SBN nel quale sono confluiti 6251 istituti. La Biblioteca Vaticana può essere considerata all’avanguardia nel processo di digitalizzazione attivato già nel 1985 per garantire la conservazione e l’accessibilità di preziosi manoscritti e incunaboli.
2) Kaisa House, realizzata dallo studio Anttinen Oliva Architects nel 2012, è una biblioteca universitaria ma offre al contempo servizi diversi a tutti i cittadini.
3) 30 milioni dei quali a carico della municipalità.
4) Teatro di guerra tra Svezia e Russia, viene annessa a quest’ultima nel 1809 come paese satellite. Helsinki in questa fase viene scelta come capitale dallo Zar Alessandro I, in sostituzione di Turku cui non si perdona l’ostentata impronta svedese. La dichiarazione di indipendenza dalla Russia del 1917 è stata riconosciuta da Mosca all’inizio dell’anno successivo. Massimo Longo Adorno, Storia della Finlandia contemporanea, Franco Angeli editore, 2013
5) Il piano urbanistico è dell’architetto finlandese Johan Albrecht Ehrenström (1762-1847) mentre il tedesco Carl Ludwig Engel (1778-1840) firma le architetture della piazza del Senato.
6) Si tratta dei quartieri di Katajanokka, Eira e Ullanlinna.
7) L’edificio della stazione è progettato da Eliel Saarinen (1873-1950) vincendo il bando di concorso del 1904 per sostituire la stazione precedente tecnicamente inadeguata. Lo stile proposto si ispira alle austere forme del Secessionismo viennese. I lavori iniziano nel 1909 ma l’inaugurazione ha luogo soltanto nel 1919, dopo la prima guerra
8) Con questo termine si esprime l’intenzione di mantenere parti di campagna anche nel cuore dello spazio urbano in zone con vocazione culturale e ricreativa. La definizione di Wild Urbanism è stata usata per la prima volta nel 2013 dallo studio Diller Scofidio + Renfro per il loro progetto Zaryadye Park a Mosca (Cfr. sito dsrny.com)
9) Alvar Aalto, la costruzione della Finlandia Hall va dal 1967 al 1971.
10) Il Teatro dell’Opera è stato realizzato nel 1993 dagli architetti finlandesi Eero Hyvämäki (1938), Jukka Karhunen (1945) e Risto Parkkinen (1938). Il materiale con cui è costruito è ceramica bianca, granito finlandese e vetro.
11) Questo edificio dedicato all’ascolto musicale è anche sede della Filarmonica e dell’Orchestra Radiofonica finlandese.
12) Lo studio LPR è formato dagli architetti Ola Laiho, Mikko Pulkkinen e Marko Kivistö
13) Il museo Kiasma si è inaugurato nel 1998. Il concorso è stato vinto da Steven Holl (1947) nel 1993 in una selezione alla quale hanno partecipato 521 studi di architettura.
14) La Sonoma House è stato realizzato da studio SARC Architects.
15) Del quotidiano Helsingin Sanomat, della rivista Ilta Sanomat e dell’ emittente radiofonica e televisiva Nelonen Media.
16) Amos Anderson (1878-1961) è stato un amante dell’arte e appassionato collezionista. La sua casa di Yrjoenkatu 27 ad Helsinki dopo la sua morte viene trasformata nell’ Amos Anderson Art Museum (1965-2017). L’istituzione si è ora trasferita nella nuova sede di Mannerheimintie 22-24 abbreviando il nome in Amos Rex. La fondazione basa il suo capitale sull’ ingente lascito e sul contributo della municipalità. La nuova sede si è inaugurata nell’agosto 2018
17) L’Amos Rex ha inglobato due edifici preesistenti, il ristorante Lasipalatsi e il cinema BioRex.
18) Lo studio di architettura di JKMM è stato fondato al Helsinki nel 1998, è composto dagli architetti Teemu Kurkela, Samuli Miettinen e Juha Mäki-Jyllilä. Lo studio ha progettato il padiglione finlandese a Dubai per l’Expo 2020.
19) I dati sono forniti da una ricerca del Central Connecticut State University (2016) cfr. Laura Ricci, “Oodi” alla civiltà (finlandese), Il Sole 24 Ore, 2 dicembre 2018
20) Freespace (a cura di Yvonne Farrell + Shelley McNamara), 16. Mostra Internazionale di Architettura, Venezia 2018
21) Mind-Building (a cura di Anni Vartola), Padiglione Finlandese, 16. Mostra Internazionale di Architettura, Venezia 2018
22) Lo Studio ALA Architects (Juho Grönholm, Samuli Woolston, Antti Nousjoki) fondato ad Helsinki nel 2005 ha vinto il concorso del 2012 per la biblioteca centrale con 544 concorrenti e 6 finalisti