Da Grand Hotel a vetrina dell’arte contemporanea - La Fondazione Cartier a Parigi
Daniela De Dominicis
Dopo dieci anni di lavori – il 25 ottobre 2025 – è stata inaugurata nel cuore di Parigi la nuova sede della Fondazione Cartier per l’arte contemporanea. Dall’ etereo edificio vetrato in Avenue Raspail, a Sud della città, progettato da Jean Nouvel all’inizio degli anni Novanta (1991-94), la Fondazione ha deciso di insediarsi sulla centralissima Rue de Rivoli, angolo Place du Palais Royal. Lo stesso architetto francese è stato chiamato ad intervenire su uno storico immobile haussmanniano che ha ospitato negli ultimi decenni negozi di antiquariato. Grazie ai suoi 6500 m2 espositivi, la Fondazione ha potuto organizzarvi l’Exposition Générale attingendo alla propria ricchissima collezione d’arte contemporanea selezionando 600 opere di più di 100 artisti, visitabile fino alla fine di agosto. Le attività proseguiranno poi con una programmazione serrata di eventi (mostre, teatro, proiezioni, conferenze etc) già annunciata (1).
L’edificio storico
La costruzione prescelta come sede ha una storia complessa, fatta da un susseguirsi di diverse destinazioni d’uso e di trasformazioni senza fine. Realizzata in un solo anno tra il 1854 e il ‘55 nell’ambito delle radicali trasformazioni urbanistiche volute da Napoleone III, viene sostenuta dagli investimenti dei fratelli Pereire, Èmile e Isaac, ricchi costruttori di strade ferrate di mezza Europa. L’intero immobile – delimitato da Place du Palais Royal, Rue de Saint-Honoré, Rue de Marengo e Rue de Rivoli – viene progettato dall’ architetto Alfred Armand (2) ed è destinato ad un intensivo uso alberghiero in vista dell’Esposizione Universale del 1855 che in sei mesi avrebbe portato a Parigi ben cinque milioni di visitatori. Prende così vita il Grand Hôtel du Louvre che si estende su Rue de Rivoli per una lunghezza di 152 metri e una profondità variabile (da 38 a 56 metri) a causa dell’irregolarità dell’isolato. I prospetti non possono che riflettere le cogenti indicazioni del Barone Haussmann rese pubbliche nel ’55 con l’ordonnance architecturale espressamente dedicata agli edifici di Rue de Rivoli (3) che infatti si presentano come un rettifilo di facciate omogenee: arcate al piano terra, quattro piani superiori per un’altezza di 20 metri scanditi da finestre e cornici marcapiano, infine il curvilineo tetto di zinco a nascondere i due piani conclusivi.
Mentre le facciate sono dunque vincolate ad un disegno preordinato, l’architetto ha piena libertà per gli interni che, nella fattispecie, non hanno precedenti storici: i grandi alberghi vengono concepiti proprio a partire dal secondo Ottocento strettamente connessi allo sviluppo delle strade ferrate – che movimentano quotidianamente migliaia di persone – e alle Esposizioni Universali.
L’architetto Armand – specializzato in ferrovie e stazioni – progetta un immobile su un’ossatura di ferro, tenendo conto dei flussi delle persone e delle merci. Tutti gli ambienti ruotano intorno a tre corti in sequenza con il soffitto vetrato a costituire altrettanti ingressi monumentali, il più prestigioso dei quali è quello su Rue de Rivoli con la rampa in pietra a doppia elica. Il primo e il secondo piano sono identici e ospitano lussuosi appartamenti, sale da caffè, da gioco, da ricevimento, una galleria di lettura (30 m x 8) e un ristorante; al terzo e al quarto piano gli alloggi sono decisamente meno sfarzosi mentre il quinto, con le pareti rivestite di legno, è riservato a una clientela più modesta e al personale di servizio (4). Come prescritto dalle indicazioni haussmanniane, il piano terra – oltre agli ingressi per il Grand Hotel – accoglie diverse attività commerciali, tra queste Les Galeries du Louvre fondate da Alfred Chauchard con Auguste Hériot e Léonce Faré (5). Un grande magazzino tessile, destinato a soppiantare – unitamente ad analoghe imprese – tutti i piccoli esercizi commerciali a conduzione familiare della città; un’attività, quella dei grandi magazzini, basata sui grandi numeri, che ha saputo imporre inedite modalità espositive e di vendita, strategie di marketing innovative, con merci destinate a un pubblico sempre più vasto raggiungibile anche tramite ordini a distanza recapitati a domicilio, una rivoluzione paragonabile a quella dell’e-commerce contemporaneo.
Il primo cambio di destinazione d’uso
I profitti stratosferici permettono a Chauchard, nell’arco di pochi anni, di estendere il grande magazzino a tutto il piano terra e dal 1863 le sue Galeries assumono la denominazione di Les Grands Magasins du Louvre. Di lì a poco però, la guerra franco-prussiana e la Comune di Parigi innescano una crisi enorme nell’economia francese e determinano altresì la caduta del Secondo Impero; i fratelli Pereire, con il loro Crédit Mobilier e la Compagnie Immobilère, dichiarano fallimento. Tutta l’immensa costruzione, nel 1875, passa nelle mani di Alfred Chauchard il quale promuove una trasformazione radicale degli spazi che – pur continuando a convivere con una ridotta attività alberghiera (6) – vengono progressivamente destinati a lussuosi reparti di vendita. Dopo due anni di lavori, il 17 marzo 1877 ha luogo la prima inaugurazione di quello che viene definito il più grande magazzino del mondo trasformato sotto la direzione di un collaboratore di Armand, l’architetto Henri Dubois. Tra le novità tecniche che vengono introdotte in questa fase vi è l’ascensore idraulico ad azione diretta per collegare i vari reparti. La prima corte (quella detta del Palais Royal) e la terza (la court Marengo) (7) vengono destinate alla vendita, quest’ultima si arricchirà di lì a breve (1900) di un tapis roulant per un più agevole collegamento con i piani superiori.
Trasformazioni successive
La prima guerra mondiale incide profondamente nella vita dell’edificio che viene infatti parzialmente destinato a ricovero ospedaliero per i feriti del fronte nonché danneggiato nel 1918 dalle schegge della contraerea.
La crisi del ’29 compromette i profitti del Grande Magazzino e, dopo la seconda guerra, a partire dai primi anni ’50, la Société du Louvre – proprietaria del complesso – ammortizza i costi di gestione affittando alcune parti dell’immobile a uffici e altre attività commerciali. È in questa fase che gli spazi vengono suddivisi con superfetazioni che snaturano completamente l’aspetto dell’edificio. Nel 1974 Les Grands Magasins du Louvre chiudono definitivamente, l’intero complesso passa ad una società immobiliare (8) e seguono quattro anni di radicali trasformazioni. Le parti perimetrali della costruzione vengono giudicate in buono stato e mantenute (9), l’interno viceversa viene ritenuto irrecuperabile, completamente sventrato e ricostruito ex novo.
Inizia così un nuovo corso, questa volta destinato alle attività commerciali connesse con l’antiquariato: il piano terra, il piano interrato e il mezzanino ospitano 240 negozi, i piani superiori gli uffici a questi connessi (10) mentre altri due piani interrati funzionano da garage. È il Louvre des Antiquaires che resiste una ventina d’anni prima di mostrare tutta l’inadeguatezza di un’architettura anni Settanta che il nuovo proprietario – dal 2004 la Société Foncière Lyonnaise – intende rinnovare. La Commission du Vieux Paris respinge nel 2015 il progetto White Box (11) pensato per rendere luminoso e visivamente leggero il piano terra di tutto il complesso.
Le motivazioni del rifiuto si concentrano soprattutto nella totale alterazione degli esterni che la commissione ritiene debbano essere viceversa mantenuti e valorizzati.
L’intervento di Jean Nouvel
È a questo punto che la Fondation Cartier avanza il proposito di fare dell’immobile la vetrina della propria collezione d’arte contemporanea e delle iniziative culturali che intende promuovere. L’architetto incaricato di adattare il complesso a future e imprevedibili necessità espositive è Jean Nouvel che procede a svuotare nuovamente il complesso mentre le facciate esterne vengono mantenute nel rispetto dei vincoli urbanistici. Due le parole chiave che guidano il nuovo progetto: la trasparenza visiva e la versatilità degli ambienti, ad ottenere così una macchina espositiva che Le Corbusier avrebbe concettualmente apprezzato. L’infilata delle cinque corti centrali presenta altrettante piattaforme mobili – azionabili con i meccanismi a vista – in grado di raggiungere quote diverse con undici diversi posizionamenti possibili. Gli spazi modulabili, con lunghe e trasversali infilate prospettiche, sono realizzati con materiali austeri: vetro, pietra, acciaio. Al piano terra, le grandi arcate ad unica luce vetrata, creano un’osmosi tra interno ed esterno, permettendo, in alcuni settori, di traguardare l’edificio per tutta la sua larghezza. La mostra inaugurale, Exposition Général (12), mutua il titolo dalle promozioni commerciali dei Grandi Magazzini cui si intende rendere omaggio. Articolata su 6.500 m2, l’esposizione presenta opere della collezione diverse per dimensioni, materiali e tecniche cui l’allestimento dello studio FormaFantasma (13) è riuscito a dare coerenza. Questo si presenta leggero, realizzato in superfici di tessuto dai colori pastello con sottili armature di metallo che non chiudono mai lo spazio ma restano permeabili alla vista: l’illuminazione è affidata a inedite lampade Flos che assumono valenza architettonica.
La Fondazione fronteggia per 152 metri su Rue de Rivoli il museo del Louvre che vive il momento peggiore della sua lunga storia. Dopo il clamoroso furto dell’ottobre scorso che ha messo in luce l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza, sono seguite infiltrazioni nell’ala Denon, lo scandalo relativo alla vendita di biglietti falsi, la parziale chiusura dell’ala Sud per ragioni strutturali… con commissariamento prima e dimissioni poi della direttrice del museo Laurence des Cars. Il progetto Louvre - Nouvelle Renaissance per il nuovo percorso di accesso sul lato Est del complesso sembra essere per il momento sospeso (14) anche per il cambio al vertice della municipalità. In realtà, al di là degli eventi relativi al Louvre, sembra un periodo di fragilità per il sistema culturale parigino nel suo complesso, soprattutto per ciò che concerne l’arte contemporanea. Il Centre Pompidou resterà chiuso per almeno cinque anni per un adeguamento delle strutture (apertura prevista per il 2030) ma anche l’ala occidentale del Palais de Tokyo, dal 2002 Centro per l’Arte Contemporanea, si appresta a promuovere lavori di consolidamento nonostante i lunghi (2000 - 2012) interventi di restyling già effettuati a cura dello studio Lacaton&Vassal. A sostenere l’offerta culturale legata alle ricerche più recenti restano dunque i tre grandi marchi del lusso – Vuitton, Pinault e Cartier – che ogni anno organizzano un programma espositivo di alto livello nelle rispettive sedi, costruite o rivisitate da architetti di fama. Nonostante tutto però, Parigi sembra voler voltare pagina: all’elezione di un nuovo sindaco si affianca anche la nomina di un nuovo ministro della cultura (Rachida Dati è stata sostituita da Catherine Pégard) che oltre alla Nouvelle Renaissance del Louvre si auspica vorrà legare il suo nome alla renaissance dell’arte contemporanea visto il sostegno fornito alle prestigiose mostre di artisti internazionali durante i dodici anni di presidenza alla Reggia di Versailles.
Aprile 2026
1) Oltre alle iniziative legate a rassegne di cinema, teatro e musica, per l’autunno 2026 è in programma l’esposizione di Ibrahim Mahama, Le Temps des Récoltes.
2) Tiphaine Zirmi, Comment les Pereire firent la fortune de l’architecte Alfred Armand (1805-1888), Livraisons d’histoire de l’achitecture, année 2003, pp. 107-125.
3) Le indicazioni dell’ordonnance si riferiscono al tratto di Rue de Rivoli da Place de la Concorde a Rue du Louvre. Le indicazioni ribadiscono quanto stabilito da Percier e Fontaine nel 1802.
4) L’albergo offre 750 stanze di formati e prezzi diversi. Cfr. Grand Hôtel du Louvre: guide des étrangers, Paris, impr d’Aubusson et Kugelmann,1858.
5) La società fondata nel 1855 da Auguste Chauchard, Charles-Auguste Hériot e Léonce Faré vede dopo appena due anni il ritiro di quest’ultimo e dal 1879 con la morte di Hériot, resta a conduzione unica.
6) Il Grand Hôtel du Louvre chiude definitivamente la sua attività a Rue de Rivoli n. 164-168 nel 1887 ma l’anno seguente riapre dall’altro lato di Place du Palais Royal dove si trova tutt’oggi.
7) La corte centrale, quella cui si accede da Rue de Rivoli, resta in questa fase di esclusivo accesso all’Hotel.
8) Société de Financement et de Participation Immobilière (FIPARIM).
9) L’unica corte a preservare le facciate interne è quella detta della Place du Palais Royal.
10) Trovano ospitalità negli ambienti superiori dell’edificio anche il Ministero delle Finanze, l’ambasciata degli Stati Uniti, la Banca di Francia, etc.
11) Il progetto White Box è presentato nel 2014 da F. Braun + Associés Architectes e RDAI alla Commission du Vieux Paris che nella seduta del 21 maggio 2015, sotto la presidenza di Bernard Gaudillère, esprime parere negativo.
12) Exposition Général, curata da Grazia Quaroni e Béatrice Grenier, è la mostra inaugurale della Fondazione. Seicento le opere presenti, selezionate dalle 4500 della collezione, organizzate in quattro tematiche: Machines d’architecture, Être nature, Making Things, Un monde réel.
13) FormaFantasma è uno studio di design fondato nel 2009 da Andrea Trimarchi e Simone Farresin con sede a Milano e Rotterdam.
14) Nonostante a fine giungo 2025 il presidente Macron abbia annunciato i nomi dei cinque studi finalisti del concorso per la trasformazione del museo (Amanda Levete Architects, Diller Scofidio+Renfro, Sanaa, Sou Fujimoto Architects, Selldorf architects) non è stato nominato a tutt’oggi il vincitore il cui nominativo era già atteso per febbraio 2026.